PETZL QUARK con paletta LE PICCOZZE


Considerata la naturale evoluzione del'Alpenstock ( o bastone da montagna ), la piccozza è
utilizzata per la progressione e l'assicurazione su neve o ghiaccio. E' composta di un manico alla cui estremità inferiore è posta una punta ed all'estremità superiore una lama composta da una becca e da una paletta. Fino agli anni '70 fu costruita in legno (per il manico) e in acciaio, ora il legno è stato sostituito da acciaio o alluminio ma soprattutto l'attrezzo si è specializzato secondo l'uso: le piccozze per alpinismo o sci-alpinismo sono caratterizzate da una forma molto simile a quella delle prime piccozze e puntano specialmente alla leggerezza mentre quelle per l' arrampicata su ghiaccio presentano una manico curvo, la becca molto inclinata verso il basso (e spesso intercambiabile in funzione del tipo di ghiaccio). Possono essere prive di paletta ed avere al suo posto una massa battente per piantare i chiodi (piccozza-martello, di solito utilizzata in coppia con una piccozza con paletta). L'evoluzione della forma della piccozza si accompagna con quella della tecnica di progressione che a partire dagli anni settanta ha visto la diffusione della progressione frontale (o piolet-traction).

FORMA E CLASSIFICAZIONE


La testa della piccozza è composta da due parti fondamentali, la becca e la paletta ( sostituibile da una massa battente nei martelli-piccozza) che può essere in un pezzo unico o composta da più parti intercambiabili (piccozze modulari): in questo caso si possono costruire combinazioni fra vari tipi di becche e palette o masse battenti.
La BECCA, si può classificare, in funzione della sua forma:

- Becca ricurva classica, concava, adatta ad un uso tradizionale e su ascensioni di media difficoltà, pur avendo già buone capacità di ancoraggio su ghiaccio abbastanza ripido
- Becca ricurva accentuata, concava, adatta a pendii di ghiaccio ripidi o molto ripidi, avendo migliori capacità di ancoraggio.
- Becca a banana, convessa, cioè curvata verso l'alto, adatta alle forti difficoltà ed alle cascate di ghiaccio (piolet-traction).

La dentellatura della parte inferiore della becca ne da un'ulteriore specializzazione: la dentellatura fine è adatta al ghiaccio duro, quella grossa è adatta al ghiaccio più morbido. Anche la lunghezza del manico deve essere scelta il funzione dell'uso: un manico corto (40-55 cm) ne fanno un attrezzo adatto alla piolet-traction, un manico lungo (60-70 cm.) ne fanno un attrezzo adatto all'impiego classico e su ghiacciaio. Nell'uso classico è consuetudine scegliere la lunghezza della piccozza in base alla propria altezza: impugnando la piccozza per la testa con il braccio disteso verso il basso la punta dovrebbe arrivare all'altezza della caviglia ( malleolo ).
Le piccozze possono essere classificate anche in base all'omologazione. Ne risultano due categorie di piccozze :
Categoria B (Base) e Categoria T (Tecnica)
Il parametro più importante che viene preso in considerazione è la resistenta del manico alla rottura ipotizzando un uso della piccozza come punto di ancoraggio nella neve ( corpo morto ).
La classificazione in base al tipo di utilizzo è più comprensibile, ma anche in questo caso possono esistere dei modelli ibridi che si posizionano a metà tra una categoria e l'altra. Ma se fino a qualche anno fa con lo stesso paio di "picche" si passava tranquillamente da una goulotte ai monotiri su cascata ad una parete Nord, oggi il mercato offre attrezzi espressamente studiati per le varie esigenze, a volte talmente specifici da essere adatti ad un unico campo d'impiego:

PETZL CHARLET ERGO Piccozza dry tooling


- PICCOZZE DA CASCATA -
Sono attrezzi sofisticati, adatti alle competizioni e alle salite moderne d'alta difficoltà. Danno il meglio di sé sul ghiaccio più verticale e strapiombante, sul terreno misto e quando la progressione richiede agganci di becca. Consentono di chiodare in libera efficacemente sganciandosi con facilità dalla piccozza. Sono dunque gli attrezzi più adatti per le cascate tecniche e il drytooling. Non sono adatte per le salite più semplici su ghiaccio poco inclinato o su neve. In caso di impegnative discese a piedi su neve conviene avere un terzo attrezzo con sé, in quanto l'impugnatura del manico in questo tipo di piccozza, ha delle sporgenze che non consentono una efficace penetrazione nella neve dura.
La forma molto curva del manico consente di piantare la becca "dietro" ai cavolfiori che si formano sul terreno più ripido o strapiombante. Un manico più dritto impatta invece su queste protuberanze di ghiaccio e la piccozza rimbalza invece di piantarsi. La becca è affilata e aggressiva e presenta una seghettatura lunga, che arriva fino al manico, per favorire l'azione di "aggancio". La dragonne è particolarmente sofisticata e consente di agganciarsi e sganciarsi velocemente per chiodare in libera. I sistemi più avanzati consentono di staccare la fettuccia dal manico, si chioda dunque con la dragonne al polso. La fettuccia della dragonne si allarga (ed è imbottita) in corrispondenza del polso, per consentire di scaricare parte del peso su di esso senza "segarlo" o impedire troppo la circolazione del sangue. L'impugnatura dell'attrezzo è favorita da una protuberanza o un vero e proprio alloggiamento per le dita nella parte finale del manico. Questo ha un duplice scopo: riparare le dita dai colpi e consentire una presa salda e meno faticosa per gli avambracci.

CAMP X CLASS - Piccozza per alpinismo tecnico


PICOZZE ALLROUND - Fino a poco tempo fa erano gli attrezzi di punta nei cataloghi delle case produttrici. Adesso la luce dei riflettori è tutta per i nuovi modelli da ghiaccio estremo, ma attenzione, se proprio estremi non siamo e vogliamo fare anche salite in montagna, queste sono le picozze che fanno per noi. Sono picozze adatte al ghiaccio verticale, ma anche appoggiato, soprattutto se ben formato e compatto, e alle salite tecniche in alta montagna (goulotte, pareti nord, ecc..).
La forma del manico è curvata solo nella parte inferiore, o è comunque una curvatura non esasperata, ed è studiata per avere una buona battuta e proteggere la mano dai colpi. La dragonne è la stessa dei modelli di punta, ma senza il sistema di sgancio veloce. Questo per una maggior sicurezza (sgancio accidentale) nell'utilizzo in montagna: su terreno di misto si lascia spesso l'attrezzo "appeso" al polso per superare un passaggio. È possibile comunque in molti modelli sostituire la dragonne di serie con un kit a sgancio rapido. L'impugnatura dell'attrezzo non ha sporgenze eccessive per poter utilizzare la piccozza anche piantandola di manico.


PICCOZZE CLASSICHE - La piccozza classica, necessaria per un attività alpinistica classica dove non si affrontano pendenze su ghiaccio esasperate, ha una becca meno agressiva con punta meno affilata, dentellatura larga ed un manico diritto. Anche se il suo utilizzo principale è in appoggio non vuole dire che debba avere la funzione di bastone quindi è bene non acquistarla esageratamente lunga. In genere sono più economiche e un po' più pesanti, ma sono robuste e facili da piantare grazie al manico dritto. La dragonne è più semplice e serve principalmente come lacciolo in caso scivolasse dalla presa.


PICCOZZE SUPERLEGGERE: Lo scialpinista sceglierà probabilmente le superleggere, che, a fronte di una sicurezza più aleatoria, potrà tenerla sempre con sè anche quando si tende a razionare l'attrezzatura al minimo indispensabile. Sono realizzate in lega di alluminio, becca compresa e non sono fornite di dragonne. Questo tipo di piccozza non è adatta ad usi tecnici, tuttavia potrà andare bene per un uso saltuario o in caso di emergenza. Viene generalmente presa corta per diminuire peso ed ingombro.



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